Lara Croft compie 30 anni e sopravvive perché non è mai stata imbalsamata
Tomb Raider compie 30 anni con un remake e un seguito in arrivo. La lezione non è la nostalgia: Lara resiste quando gli studi si fidano del suo nucleo e ricostruiscono il resto.
Foto: Crystal Dynamics / Steam (uso editorial)
Il modo migliore per onorare un'icona di 30 anni è lasciarla intatta? La storia di Tomb Raider dice il contrario. Lara Croft è ancora qui perché qualcuno ha continuato a smontarla e a rimontarla, non perché qualcuno l'abbia tenuta sotto una teca di vetro.
Il trentesimo anniversario si celebra intorno al 24 ottobre 2026. Come osserva Creative Bloq, il gioco originale arrivò in Europa e in Giappone su Sega Saturn il 25 ottobre 1996, mentre il Nord America seguì un mese dopo insieme alla versione PlayStation. Crystal Dynamics ha segnato l'occasione con alcuni sfondi, e l'illustrazione principale racchiude otto incarnazioni di Lara. Il vero evento deve ancora arrivare: Tomb Raider: Legacy of Atlantis, una reinterpretazione del gioco del 1996 realizzata con Flying Wild Hog, uscirà il 12 febbraio 2027, mentre Tomb Raider: Catalyst è annunciato per il 2028.
La Lara del 1996 è un progetto, non un monumento
Guarda quell'illustrazione dell'anniversario e il punto diventa quasi imbarazzante da quanto è chiaro. Un personaggio fatto di qualche centinaio di poligoni oggi siede accanto a un design creato per Unreal Engine 5, e nessuno li scambia per persone diverse. L'osservazione di Creative Bloq è che il design del 1996 sorregge ancora oggi il personaggio. Noi andremmo oltre: la silhouette è durata proprio perché era abbastanza semplice da essere ridisegnata ogni pochi anni.
Meagan Marie di Crystal Dynamics, parlando con Xbox Wire, spiega bene la filosofia. C'è una base di ciò che rende Lara quella che è, dice: la passione di scoprire l'ignoto, la meraviglia, l'abilità fisica, perfino la battuta pronta. Il lavoro consiste nel muovere leve diverse nelle diverse fasi della sua vita. Questa è una linea guida di design, non un discorso nostalgico, ed è quella giusta.
I momenti peggiori della serie dipendevano da slancio perso, non da purezza perduta
La retrospettiva di Den of Geek è utile qui. La serie ha vacillato dopo l'accoglienza tiepida di Angel of Darkness nel 2003, ed è stata una reinvenzione, Legend nel 2006, a rimetterla in moto. Quando è caduta in letargo una seconda volta, la risposta è stata un reboot ancora più audace, la trilogia Survivor del 2013, più cruda e, secondo la testata, criticata per la sua brutalità prima che i capitoli successivi riequilibrassero il tono.
Nota lo schema. Nessuno ha salvato Lara ripetendo l'ultimo gioco. Ogni rilancio ha cambiato qualcosa di scomodo, ha preso qualche critica e si è aggiustato. Marie dice che oggi ci sono fan cresciuti da bambini con i giochi del reboot, che hanno conosciuto la serie tramite il titolo del 2013. Così appare un passaggio di testimone generazionale, e a nostro avviso è avvenuto solo perché alla vecchia versione è stato permesso di farsi da parte.
Legacy of Atlantis è la vera prova, e la nostalgia è la trappola
Ecco la nostra preoccupazione, e nulla di più: un remake del primo gioco è il progetto più soggetto alla nostalgia che la serie potesse tentare. Esistono già un remake del 2007, Anniversary, e una raccolta rimasterizzata del 2024, come ricorda la guida di Fnac. Un terzo passaggio sulla stessa avventura ha bisogno di una ragione di esistere che vada oltre un numero tondo sul calendario.
I primi segnali sono incoraggianti. L'articolo di Fnac sul trailer di giugno dice che gli ambienti saranno interconnessi, a differenza dell'originale, e che gli enigmi sono stati rielaborati, mentre la storia resta. Den of Geek, che ha provato una versione di anteprima al Summer Game Fest 2026, afferma che il gioco richiama gli ambienti classici, fino a quel primo incontro con il T-Rex, reimmaginati per i giocatori di oggi. Sono impressioni di una sola testata, non un verdetto, ma l'istinto è giusto: mantenere i momenti chiave, ricostruire la struttura.
Il rischio è la macchina di merchandising e celebrazioni che lo circonda. Una statuetta McFarlane di Lara «nel suo look classico» va benissimo come oggetto da collezione. Diventa un problema se il gioco comincia a comportarsi come la statuetta: in posa, fedele e statico. Xbox Wire descrive il gioco come pensato per rappresentare ogni versione di Lara contemporaneamente. Lo troviamo ambizioso, forse troppo da chiedere, ma un ponte tra l'eroina del 1996 e la Lara dell'era Survivor è un'ambizione più intelligente di un pezzo da museo.
Il nostro verdetto
Fidatevi del design, non del ricordo. Le pistole di Lara, la sua curiosità e la sua arguzia sono ciò che è rimasto, e Catalyst, che Den of Geek descrive come seguito di Underworld, uscito nel 2008, dirà se lo studio osa farla andare avanti anziché indietro. Se Legacy of Atlantis tratta il 1996 come una base e non come un santuario, Lara non avrà bisogno di essere salvata per il quarantesimo anniversario. Se gioca sul sicuro, sospettiamo che la serie rischi un altro scivolone come quello dopo il 2003. Noi scommettiamo sul primo esito, con le dita incrociate fino a febbraio.
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