La scommessa wuxia di Phantom Blade Zero funziona, anche se i difetti sono reali
Le prime recensioni parlano di azione veloce dal sapore kung fu, diversa dall'ennesimo clone di Souls: le asperità sembrano il prezzo dell'ambizione.
Foto: S-GAME Publishing / Steam (uso editorial)
Può un gioco sembrare nuovo indossando tanti abiti da Souls-like? Phantom Blade Zero forse ci riesce, anche se non per la ragione che il suo studio ripete di continuo.
Prima i fatti. Il gioco esce il 29 ottobre su PS5 e PC. Il riepilogo della critica su Metacritic dice che raggiunge l'obiettivo di un «combattimento in stile kung fu meravigliosamente fluido e cinematografico», ma che problemi di bilanciamento e di qualità «ne offuscano alla fine lo splendore». Una recensione trapelata prima dell'uscita, secondo Notebookcheck, segnalava combattimenti ripetitivi, e alcune anteprime hanno sollevato dubbi sul frame rate instabile negli scontri più intensi.
Il «non è un Souls-like» è la parte più debole del discorso
S-GAME insiste che questo non sia un Souls-like. Preferisce l'etichetta «kung-fu punk». Giusto, ma ActuGaming, dopo quattro ore alla Gamescom su PC, ha detto che le somiglianze colpiscono più delle differenze. Ha citato checkpoint a forma di campana, level design semiaperto con scorciatoie e boss aggressivi. Per descrivere la sensazione, ha parlato di qualcosa a metà tra Sekiro e Onimusha: Way of the Sword, ma più frenetico e più aereo.
Secondo noi lo studio protesta troppo. Il termine «Souls-like» è diventato un contenitore generico, ed evitarlo è un'operazione di marketing comprensibile. Ma il gioco non deve sfuggire a quella discendenza. Deve essere la versione migliore di un'idea: parare, schivare, punire, a tutta velocità.
I giocatori non sono stanchi del genere, ma dell'omologazione
La tesi che il pubblico sia stufo dei cloni di Souls è giusta solo a metà. Lo scheletro può restare se la pelle è diversa, e a nostro avviso è proprio ciò che offre il wuxia. Definisce il linguaggio delle animazioni, il ritmo dei duelli con la spada e il senso di cinema. ActuGaming ha notato che i duelli a volte sembrano una cutscene che per caso controlli tu. È un punto di forza che nessuna imitazione dark fantasy può prendere in prestito facilmente.
Anche la profondità aiuta. La copertura dello State of Play cita più di 30 armi principali, 25 Phantom Edge e diversi livelli di difficoltà. Sono numeri da presentazione finché i giocatori non li provano, ma le opzioni di difficoltà contano. ActuGaming sottolinea che il gioco permette di scendere a modalità più facili se un boss diventa troppo doloroso.
I difetti sono reali, e l'«ambizione» non dovrebbe giustificarli
Qui non siamo d'accordo con l'idea che i problemi tecnici siano semplicemente il prezzo dell'ambizione di uno studio non occidentale. È una lettura generosa e un po' paternalistica. I giocatori non danno voti in base alla geografia. La recensione di Gamekult è schietta: dice che giocare significa prima di tutto accettare il fallimento, e che il gioco dà ogni motivo per lanciare il DualSense dalla finestra. Cita una missione che non si convalida e può bloccarti in un softlock prima del vero finale. ActuGaming ha inoltre riscontrato problemi di leggibilità in uno scontro con un boss su un carro e hitbox più discutibili contro le creature grandi.
Eppure lo stesso testo di Gamekult definisce il gioco una dimostrazione implacabile di maestria artistica, dal comparto visivo alla colonna sonora eclettica. Letto accanto al riepilogo di Metacritic, indica uno schema che troviamo rivelatore: in questo genere, la sensazione di gioco sembra contare più della rifinitura.
Il nostro verdetto
Si farà notare? Probabilmente sì, a patto che le patch di lancio risolvano il softlock e i problemi di frame rate. Lo consideriamo un acquisto solido per chi ama il combattimento veloce con la spada e vuole qualcosa che abbia un aspetto e un movimento diversi. Se sei allergico all'azione basata sulle parate, o ti serve un lancio senza intoppi, aspetta qualche settimana per le correzioni. La recensione trapelata non è l'ultima parola, e altre critiche arriveranno attorno all'uscita.
Ma come prova che un sapore distintivo può rilanciare una formula logora, è già convincente.
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