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Redazione Gamersfera
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Star Wars Battlefront 3 potrebbe essere la peggior seconda chance di Bungie

Star Wars potrebbe risollevare le sorti di Bungie, ma un’altra enorme scommessa multigiocatore rischia di aggravare proprio i rischi del portafoglio di giochi dai quali lo studio cerca di allontanarsi.

Pubblicato
22 ottobre 2026
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Foto: Ubisoft / Steam (uso editorial)

E se il progetto commercialmente più ovvio per Bungie fosse anche quello meno salutare? Un gioco multigiocatore di Star Wars sembra quasi un abbinamento perfetto: un universo famoso, uno specialista affermato degli sparatutto e un pubblico che chiede da tempo il ritorno di Battlefront. Ma per Bungie la domanda centrale non è se Star Wars possa attirare giocatori. È se lo studio possa permettersi un’altra enorme scommessa live service mentre sta ancora cercando di risanare il proprio portafoglio esistente.

Il progetto non è confermato. Secondo le informazioni attuali, Lucasfilm starebbe cercando un partner per lo sviluppo di un nuovo Battlefront, con Bungie ed EA DICE tra gli studi che sarebbero presi in considerazione. Non è stato scelto alcuno sviluppatore, non esiste una data d’uscita e Bungie non ha annunciato un gioco di Star Wars. Video Games Chronicle riporta che entrambi gli studi sarebbero interessati, mentre un rapporto più recente sottolinea che la scelta resta ancora irrisolta.

Questa incertezza conta. E rende il rumor utile per valutare la direzione di Bungie. Un seguito di Battlefront potrebbe essere un’opportunità spettacolare. Ma potrebbe anche diventare, con altrettanta facilità, un’estensione dall’aspetto raffinato dello stesso problema strategico.

L’abbinamento con Star Wars è ovvio—ed è proprio questo il pericolo

Bungie ha una lunga esperienza con gli sparatutto multigiocatore. Destiny 2 resta centrale per il futuro dell’azienda e nell’aggiornamento del 17 settembre 2026 Bungie descrive il gioco come fondamentale, annunciando al contempo i lavori per ripristinare campagne, destinazioni e incursioni archiviate. Lo studio afferma inoltre che Marathon è importante per il suo prossimo capitolo, anche se non ha raggiunto il numero di giocatori sperato e deve cambiare.

Sulla carta, Battlefront permetterebbe a Bungie di combinare questa esperienza nel multigiocatore con una delle proprietà d’intrattenimento più riconoscibili al mondo. Non dovrebbe spiegare perché i giocatori dovrebbero interessarsi alla sua ambientazione. Il nome Star Wars potrebbe risolvere il problema di marketing più difficile dei videogiochi: conquistare l’attenzione prima ancora che qualcuno abbia provato il prodotto.

Ma la riconoscibilità di un marchio non rende sostenibile lo sviluppo. Può rendere il rischio più difficile da vedere. Uno sparatutto su licenza arriverebbe con aspettative precise in termini di scala, spettacolarità, progressione, frequenza dei contenuti e supporto a lungo termine. È un enorme peso creativo e operativo anche per uno studio stabile. Per una Bungie che dice di aver perso la fiducia, colleghi e di aver perso di vista le proprie priorità, la licenza potrebbe trasformarsi nella pressione a promettere di più anziché nell’occasione per concentrarsi.

La nostra opinione è che Star Wars amplificherebbe i punti di forza di Bungie, ingigantendone al contempo le debolezze. Lo studio non ha bisogno di un altro progetto che dall’esterno sembri inevitabile. Ha bisogno di un portafoglio di giochi sostenibile dall’interno.

Trasformare Marathon in Battlefront sarebbe una ritirata, non un nuovo inizio

La versione più preoccupante di questo rumor è quella in cui Battlefront 3 sostituisce Marathon. Secondo il rapporto di MeinMMO, Paul Tassi, collaboratore di Forbes, ritiene che Bungie non stia attualmente lavorando a Battlefront e che un team esistente potrebbe essere riassegnato. Il rapporto afferma che vede nel team di Marathon il candidato più probabile se i prossimi aggiornamenti non produrranno risultati significativi, descrivendo il progetto come arrivato alla sua ultima possibilità.

Anche questa resta un’analisi basata su un rumor non confermato, non un piano annunciato. Eppure mette in luce uno schema brutale: quando un progetto live service entra in difficoltà, l’istinto è spostare il team verso un altro progetto live service con una licenza più forte.

Questo potrebbe migliorare le probabilità commerciali, ma non migliora automaticamente il modello di sviluppo. Il team si porterebbe dietro gli stessi costi di transizione, le stesse domande sulla produzione e la stessa necessità di costruire un ecosistema di giocatori duraturo. Il cambiamento più grande sarebbe il logo sulla presentazione e la familiarità dell’universo. Non è un dettaglio da poco, ma non equivale a risolvere il problema alla radice.

Il messaggio di settembre di Bungie indica una direzione diversa. Lo studio afferma che il suo futuro dipende da scelte chiare sulle priorità, dal mantenere ciò che promette e dall’allineare la propria visione alla realtà. Riassegnare Marathon a Battlefront potrebbe essere la decisione giusta se Marathon non riuscisse a diventare un gioco sostenibile. Ma sarebbe difficile definirla una nuova filosofia. Sarebbe una nuova scommessa fatta con la stessa propensione alla scala.

La ripresa di Destiny dovrebbe venire prima di un’altra galassia

Le priorità dichiarate da Bungie rendono il momento complicato. Lo studio afferma che ripristinare i contenuti rimossi da Destiny 2 richiederà più che recuperare vecchi file: illuminazione, incontri, combattenti e sistemi sottostanti devono essere aggiornati per rispettare gli standard attuali. Questo lavoro richiederà tempo e Bungie lo presenta come la base per le future storie e i futuri giochi di Destiny.

È la strada meno appariscente, ma probabilmente la più importante. Ricostruire la fiducia non significa soltanto aggiungere nuovi contenuti. Significa convincere i giocatori che il loro investimento continuerà ad avere valore e che decisioni importanti non cancelleranno ancora e ancora parti del gioco a cui tengono. Un annuncio di Battlefront potrebbe generare entusiasmo immediato, ma potrebbe anche distrarre dal lento lavoro necessario per rendere di nuovo credibile il rapporto di Bungie con i giocatori.

Uno studio sotto pressione dovrebbe essere giudicato anche da ciò che sceglie di non fare. Se Bungie accettasse Battlefront mentre Destiny viene ricostruito e Marathon viene rielaborato, l’azienda chiederebbe ai propri team di dimostrare che un’ambizione simultanea ancora maggiore è la risposta all’instabilità recente. Noi pensiamo che gli indizi vadano nella direzione opposta: la vera seconda chance consiste nel concentrarsi.

Battlefront ha bisogno di una casa davvero coinvolta, non solo di un nome famoso

Esiste un argomento forte a favore di un nuovo Battlefront. Le informazioni disponibili indicano che Lucasfilm sta valutando attivamente un ritorno, mentre DICE ha un’esperienza diretta con i due giochi più recenti. Bungie, nel frattempo, ha già un legame con Lucasfilm grazie all’espansione di Destiny 2 del 2025, Renegades, che includeva contenuti ispirati a Star Wars come le spade laser.

Ma la domanda non dovrebbe essere quale studio possa realizzare il trailer più emozionante. Dovrebbe essere quale studio possa impedire al progetto di diventare un altro enorme obbligo di servizio. Se Bungie venisse scelta, il publisher e il titolare della licenza dovrebbero garantire al team una portata adeguata alla realtà, un’identità chiara che vada oltre la nostalgia altrui e lo spazio necessario per costruire qualcosa di sostenibile, invece di limitarsi a inseguire la scala associata al franchise.

Finché non ci sarà un annuncio ufficiale, i lettori dovrebbero considerare Battlefront 3 un rumor—non un progetto Bungie confermato, un’uscita nel 2026 o una prova che Marathon sia già finito. Il consiglio più sensato è aspettare dettagli concreti. Se la versione di Bungie esiste davvero, il suo successo dipenderà meno dalla capacità di Star Wars di vendere la fantasia e più dal fatto che Bungie abbia imparato a smettere di trasformare ogni futuro incerto in un’altra gigantesca scommessa multigiocatore. Al momento, è proprio questa la parte del rumor di cui ci fidiamo meno.

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